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LE
VILLE
VILLA VALMARANA MOROSINI
L’origine
Tra le più belle Ville Venete ad
Altavilla Vicentina sorge la “Villa Morosini”. La
sua realizzazione fu opera dell’architetto Mattoni
nel 1724 per volere del conte Benedetto Valmarana.
La facciata, che si ammira
dall’autostrada è incompleta, mentre quella che noi
vediamo in via Marconi è la facciata posteriore.
L’edificio è stato costruito su un fondo
vecchio “domenicale”. Dagli atti catastali del 1550
figura che Prospero Valmarana acquisì una “casa in
cantarana”; tale casa è da riconoscersi nella futura
Villa Morosini. Per atti di ereditarietà, dal
momento che la sorella Valmarana sposò un Morosini,
la proprietà passò appunto alla famiglia Morosini.
Quest’ultimo fece affrescare il proprio stemma per
coprire l’iscrizione eseguita da Benedetto Valmarana
sulla volta del salone.
Lo stile del Muttoni
Lo stile del Muttoni è una
commistione tra il Barocco e il Palladianesimo. Dal
Barocco deriva l’impostazione della fabbrica che con
i due emicicli (quello di destra non sarebbe mai
stato costruito) è aperto verso il grande cortile;
da Palladio deriva la bordatura degli ordini della
facciata,il timpano e la pianta DELLA RESIDENZA
PADRONALE.
Il Muttoni però, non riesce ad
amalgamare le parti della Villa, forse perché
condizionato dalle costruzioni pre-esistenti e dalla
via non rettilinea.
La Facciata Principale
Imponente si mostra, a chi percorre
l’autostrada, la facciata anteriore ricca di
elementi decorativi. Lo schema compositivo ricalca
quello della facciata posteriore, sia nella
ripetizione di tre blocchi sia sulle divisioni dei
registri.
La ricchezza ornamentale è data dai
festoni disposti sui balconi e dalla balaustra a
piastrini che corre lungo il corpo centrale.
La costruzione è completata da statue e
da pigne, elemento, quest’ultimo, che troviamo in
tutte le ville di campagna, quale simbolo di
abbondanza e felicità. Il corpo padronale della
villa è fiancheggiato da arcate a semiciclo, solo su
di un lato, e dà sul parco dove d’estate, da alcuni
anni, si svolge la manifestazione “Cinema
all’aperto”, promossa dall’Amministrazione Comunale.
La Facciata Posteriore
Pur essendo posteriore, è
sicuramente più nota perché prospetta sulla via
principale di Altavilla. Presenta tre blocchi: il
centrale scandito da lesene e i due laterali di
altezza inferiore. Il corpo centrale è suddiviso in
quattro registri, i cui ultimi due sono il frontone
e il timpano. Il primo è a bugnato rustico con un
pronao fiancheggiato da due robuste colonne e
sormontato da balaustra con edicola.
Le finestre presentano una chiave di
volta ampia e liscia e sono poste in simmetria con
le finestre del registro superiore che sono invece
sormontate da lunette alternate a timpani.
Una cornice decorativa, che corre lungo
i tre blocchi, stacca e, nello stesso tempo,
raccorda i due piani inferiori con i due superiori.
Il timpano che dà slancio alla costruzione, peraltro
impostata su uno sviluppo orizzontale, si presenta
sobrio con gli unici elementi decorativi che sono
gli oculi ciechi e le volute.
“L’importanza” del corpo centrale se
stempera nelle due ali laterali, in una delle quali,
esattamente a destra, l’unico elemento “prezioso” è
il portale rinascimentale.
Interno della Villa Morosini
All’interno, sono interessanti due
ambienti: la ex-Chiesa, oggi Sala Convegni, e il
salone centrale delle feste, oggi adibito ad
ufficio.
La ex-Chiesa conserva la struttura a tre
navate con arcate sobrie ed eleganti di importanza
rinascimentale, impreziosite da capitelli corinzi.
Leggero è il soffitto a “carena rovesciata di nave”
che accentra l’ariosità dell’ambiente. Lo stile
Barocco riappare nell’ex salone delle feste al piano
nobile. Di tale gusto, infatti, sono le decorazioni
in stucco che, pur nella loro sobrietà, danno un
tocco di raffinata eleganza all’insieme; gli
affreschi sono attribuiti a Pasqualotto.
Passaggi di proprietà
Ebbe vari cambi di proprietà fino al
secolo scorso di cui ricordiamo:
Ø
nel 1910 era
proprietaria la famiglia Emiliani;
Ø
durante la Prima Guerra
Mondiale venne confiscata dagli alti comandi ed
adibita a deposito di munizioni, ricevendone danni
notevoli;
Ø
nel 1917 venne ceduta al
Comune che l’adibì via via a Municipio oltre che a
scuola elementare;
Ø
durante la seconda
guerra mondiale venne requisita dalle forze alleate,
poi mantenne l’uso di Municipio;
Ø
diventa di proprietà
dell’Accademia Olimpica che ha sostenuto le spese
per il restauro allo scopo di destinarla ad
iniziative culturali;
Ø
dall’ottobre 1980
funziona il CUOA (Centro Universitario
Organizzazione Aziendale) con l’annesso “College”
(1984).
Da alcuni anni, durante il
periodo estivo, è anche sede di manifestazioni
culturali organizzate dal Comune di Altavilla, vedi
“Estate in villa” con programmi musicali e
proiezioni di films all’aperto.
LOGGIA VALMARANA
In mezzo al verde, nel poggio più alto del colle di
Valmarana, si erge la villa Valmarana di fronte alla
chiesetta gotica e alle case antiche circondate dai
cipressi.
L’origine
Il portico e la Loggia, nel fronte
dell’edificio, hanno caratteri stilistici tipici del
‘400, ma l’esame della pianta fa constatare quanto
invece siano irregolari i vani e quante differenze
ci siano nello spessore dei muri; ciò fa pensare che
il portico e la loggia siano innestati su strutture
medioevali (la terza e la quarta stanza con
l’ingresso appartengono ad un nucleo antico che
doveva comprendere anche i muri della torre ed un
vano antistante ora scomparso), forse un castello
del luogo o forse un’opera fortificata di
avvistamento; questo secondo il critico d’arte
Cevese.
Passaggi di proprietà
L’edificio non si sa a chi appartenesse
in origine, forse ai Valmarana, feudatari del luogo,
ma il critico d’arte Fasolo (1929) fa notare che gli
scudi inseriti fra le volute dei capitelli nelle
colonne del portico, non portano l’arma del casato.
Il lavabo presente nella loggetta fa pensare che
l’edificio avesse avuto una destinazione religiosa
(era forse un piccolo convento? Era la casa del
rettore della chiesa di fronte?), ma anche questa
ipotesi non è suffragata da altri segni religiosi,
neppure negli affreschi, che purtroppo sono
deteriorati e difficili da decifrare.
I Valmarana avevano lo jus
padronatum sulla chiesa (rifatta nel 1475) e se
questo edificio fosse stato la residenza del
parroco, cioè la canonica, sarebbe stata edificata o
rifatta ad 1485.
Lo stile
L’architettura di questa villa
corrisponde al sistema costruttivo tipico delle
ville Vicentine del ‘400. il critico Rosci ritiene
invece questa villa una derivazione del gruppo
veronese.
Facciata principale
Il portico ha 5 archi ed è sovrastato da
10 intercolumni, formati dal ritma doppio di
colonnine che reggono un’architettura di legno, per
mezzo di mensole lignee (divergenti come stampella).
Le colonne sono gotiche, così le due semicolonne
esterne.
In corrispondenza del 5° intercolumnio
del portico sta la scala esterna che porta al piano
superiore (forse non è la collocazione originaria).
La quarta colonna non è gotica, è stata sostituita
nel ‘500 da un fusto tuscanico; si vede che l’arco
non è ampio come gli altri. Forse è stata sostituita
quando si trasferì la scala sotto il portico. I
capitelli sono di eccezionale fattura.
Nella parete est della loggia c’è un
grazioso lavabo di pietra, da cui l’acqua usata
defluiva in uno scarico, pure in pietra sporgente
dalla facciata.
Il soffitto a tavole della loggetta è
contornato da tortiglia gotica. Sotto il portico ci
sono tre porte gotiche, due nelle scale, e una nella
loggetta. Si può credere che l’esecuzione di porte
con lo spigolo a toro si sia prolungata nel corso
dei tempi e sia continuata fino quasi alla fine del
‘500.
Nella facciata si notano tracce di
affreschi sotto lo sporto; estese presenze di
affreschi quattrocenteschi nei pennacchi degli archi
e nelle pareti del portico stesso, corse da un
bellissimo fregio e grifoni affrontati e a putto.
Nel lato ovest dell’edificio si vedono
all’esterno: una bifora gotica a profilo trilobato,
in corrispondenza della loggetta, e due monofore
pure a profilo trilobato a fianco; sotto, due
finestre rettangolari con spigolo a toro. La porta
che mette nel portico è invece settecentesca.
Al piano superiore, nella lunga parete
settentrionale si nota la piccola sporgenza della
torre, e la presenza di tre monofore
quattrocentesche e di una monofora gotica.
Il rustico a sinistra della torre,
presenta finestre con toro gotico. La loggia,
notevole opera d’arte, è stata recentemente
restaurata e quindi frazionata in più appartamenti.
VILLA APOLLONI
Tra le opere d’arte sconosciute
e nascoste di Altavilla questa villa che ospitò
l’illustre
Musicista
Apolloni (da cui il nome), È un’insigne
testimonianza dell’architettura settecentesca.
Da via Vicenza (dal n° 156 al n° 174) i
passanti della Perara ne vedono il retro, tutto
frazionato e niente fa supporre quanto celato dal
variopinto “Casermom”. Appena si entra nel cortile
dal grande arco (l’altro simmetrico è murato) si
resta meravigliati; parafrasando le parole di Renato
Cevese critico d’arte nel volume “Ville della
Provincia di Vicenza” (tomo 11, edizioni Sisar,
Milano 1971) è una villa notevole ma “lo stupore si
tramuta in profonda amarezza allo squallore
desolante di tanta rovina”, infatti la facciata
rivolta a sud è in stato di abbandono ed è
contornata da aggiunte di ogni tipo che hanno
contribuito al degrado dell’opera d’arte.
Autore e datazione
Due sono le ipotesi: a) alcuni
storici dell’arte (Alverà, Magrini, Bressan dell’800
e Cevese con Barbieri del ‘900) attribuiscono la
villa a Domenico Cerato qui operante nel 1750; b)
altri, quali il Fasolo, anticipano la datazione
della villa a metà del 1600 e l’attribuiscono al
Pizzocaro, infatti si resta impressionati dalla
somiglianza di questa villa con la villa Trento –
Carli di Costozza.
Prospetto Architettonico
Il prospetto architettonico
mantiene l’ aspetto tipico della villa veneta
settecentesca a due piani con la parte centrale
lievemente avanzata sormontata dal fronte,
contornata ai lati dalle barchesse. E’ un esempio di
residenza privata, signorile, simmetrica,
proporzionata e raccolta. Nel porticato si notano
presenze quattrocentesche: i pilastri di cotto con
capitelli di pietra bianca. Nel complesso, però,il
tutto è deturpato dall’incuria, dai rimaneggiamenti
e dalle aggiunte selvagge dei giorni nostri. Forse
un sapiente restauro riporterebbe la facciata allo
splendore primitivo.
Passaggi di Proprietà
Sono stati molti nel corso dei
secoli:da Cerato da Apollini, ora frazionata fra le
famiglie Stefani e Zordan, che negli ultimi anni
hanno apportato varie modifiche.
Descrizione
Il prospetto rivolto a sud rivela la
classica scansione: zoccolo – cornice – piano nobile
– colonnato – piano superiore – trabeazione –
frontone centrale sormontato da tre vasi acroteriali.
Al centro la villa avanza di poco e ciò stabilisce
l’importanza del settore mediano. Le forme
architettoniche sono così diversificate:
il pianterreno a bugnato
classicheggiante fa da base forte e chiaroscurata;
nello zoccolo si apre la grande porta d’ingresso
centrale ad arco centinata ma le altre aperture sono
di dimensioni varie scomposte e disarmoniche frutto
di continue aggiunte e modifiche. Una cornice alta e
aggettante fa da appoggio alle balaustre delle
finestre e ai piedistalli delle semicolonne ioniche
che salgono unendo i due piani superiori e
corrisponde, in alto, alla trabeazione, la cui
cornice si fregia di piccoli dentelli e di una larga
sequenza di mensoline che reggono l’ultima
modanatura. Una serie ritmata di semicolonne ioniche
scandisce il volume: dai fusti binati laterali parte
un’accelerazione al centro, fino all’intercolumnio
mediano, che si presenta allargato fra i due uguali
che lo fiancheggiano.
Il piano nobile simmetrico e
variamente composto ha tre grandi aperture centinate
ad arco nel settore centrale che ne ribadiscono la
preminenza; ad ogni lato delle lunghe pareti si
susseguono tre finestre con balaustre e con
frontoncino alternato, triangolare e curvilineo.
Il piano superiore è
caratterizzato da una lunga fila di finestre
quadrate incorniciate da pietra bianca di Vicenza il
linea con le aperture inferiori, anche se troppo
ravvicinate al frontoncino sottostante. E’ opinione
di Cevese che il piano nobile e il piano superiore
siano così ravvicinati per la necessità
dell’architetto Cerato di rispettare le strutture
preesistenti.
L’interno della villa non è
visitabile nella sua interezza; la pianta originale
è stata ormai tutta modificata a causa dei continui
rifacimenti operati; la casa si sa è stata
frazionata in tanti appartamenti.
Il portico è notevole per
l’altezza e la grandezza con i pilastri tardogotici
di cotto con capitelli di pietra bianca, ma il tetto
ormai ”imbiancato”e le travi di legno antico
pregiato, avrebbero bisogno di manutenzione e
restauro.
Il soffitto è pericolante per
incuria secolare, appare abbastanza curato
solo il tratto corrispondente all’ingresso nel
cortile, di proprietà della famiglia Zordan, il
resto è in decadimento totale.
VILLA RIELLO
La casa colonica è un edificio isolato
con corpo lievemente articolato alle estremità e con
barchessa: così è classificata da R. Cevese tomo
2, Le ville vicentine, pag 291, la bella
costruzione che vediamo oggi, risistemata, ai piedi
di Valmarana.
L’edificio del tardo neoclassicismo
vicentino, ha un aspetto signorile e risente del
clima severo instaurata da Bartolomeo Malacarne; può
essere attribuito ad un architetto vicino a
Miglioranza.
Passaggi di proprietà
Edificata nel 1856 per volere di
Antonio Riello che sopra la porta centrale fece
murare una lapide riportante queste parole: “Frutto
di sudori e di risparmi Antonio Riello comperava
questo podere nel 1856 poco appresso murava questa
casa e l’attigui rurale ad esempio de’figli e de’
nipoti”.
Successivamente nel 1924 divenne
proprietà di Pranovi, che l’affittarono alla
famiglia Dal Ben. Alla fine della Seconda guerra
Mondiale un comando di SS stabilitosi nella Villa si
scontrò con i partigiani locali, il 28 Aprile del
1945, segnando la fine del conflitto.
Descrizione
Il palazzo ha come elemento predominante
la simmetria, ottenuta da una porta centrale e tre
finestre da entrambi i lati. La parte centrale del
prospetto rientra di poco in rapporto alle due brevi
ali, invertendo la formula tradizionale aggettante
(vedi Villa Apolloni) ed è rivestito di bugnato
gentile; ciò, insieme alla proporzione e alla
simmetria già citata, la ricollega alla struttura
degli edifici quattrocenteschi (Palazzo Strozzi di
Firenze).
Gli archi spaziosi del “barco”, nel
rustico adiacente sono armonici e creano nella
facciata un gioco di chiaro scuro.
L’architettura nel complesso risulta
garbata, anche se, secondo Cevese, sono poveri i due
elementi mediani, la porta d’ingresso e la finestra
al piano superiore, con cornice un po’ pretenziosa.
VILLA FRACASSO
La villa, sconosciuta ai più, si trova
in Via Montegrappa sulla sommità di un colle posto
ai confini di Altavilla – Valmarana in direzione
S.Agostino (località il maso). Ha la facciata
principale rivolta alla pianura.
Il piccolo edificio isolato a corpo
semplice con barchessa staccata è della fine del
secolo diciottesimo.
“Si tratta di un’architettura
estremamente semplice ma garbata dovuta ad autore
della fine del settecento di modeste risorse ma non
privo di gusto”, così R.Cevese la descrisse ne
“Le ville della provincia di Vicenza”.
La villa ha la facciata coronata da un
frontone triangolare. Il villino fu modificato agli
inizi del ‘900 con “abbellimenti liberty” di cui
rimangono testimonianze nel sottotetto e nella
cornice di gronda del prospetto meridionale.
La proprietà fu di Lorenzoni, Salvi,
Saccardo, Chiarelli, Bassani, Fracasso.
Il rustico posto nel retro, contiene
qualche elemento settecentesco; oggi è stato
restaurato anche negli interni per abitarvi.
Recentemente per un certo periodo è
stata data il locazione alla pittrice Etta Scotti
che qui ha trovato la giusta luce per dipingere i
suoi quadri.
La cappella
La cappella posta a lato, come spesso
nelle ville venete, era dedicata alla Madonna del
Rosario (Maccà 1813 V) e fu sconsacrata alla fine
dell’ottocento. Sopra all’altare stavano tre statue
di cui due rappresentanti S.Giovanni Battista e S.
Agostino recavano la sigla O.M. iniziali dello
scultore Orazio Marinali.
La sigla invece non era posta nella
statua della Vergine del Rosario posta al centro. Le
statue sono state disperse con l’altare, pare siano
state portate nell’ottocentesca cilla Margherita di
Arcugnano dei Valmarana. |