ITINERARI STORICO NATURALISTICI

 

ITINERARIO N. 1 – PERCORSO DEGLI ALPINI segnato in rosso

da Via Mazzini sede Alpini – Selva – Casa del Diavolo – Cipolle Basaltiche – Sorgente della Vipera – Da Marin – Bosco di Carpini – Il Roccolo – Discesa Valle Oppi – Casa Colonica Marchezzoli – Fontana dei Gasperi – Malon – Fontana del Pilastro – Sede Alpini.

 

            Si parte dalla sede degli Alpini in Via Mazzini, passato il ponte sull’autostrada si sale lungo il versante nord-ovest dei colli Berici attraversando prati, coltivazioni e boschi cedui in cui è ben visibile l’azione dell’uomo.

            Si possono vedere alcune case rurali ristrutturate. Le case rurali sono abitazioni di mattoni e piatra dalle caratteristiche tipologie e costituiscono un patrimonio storico e culturale per tutti che quindi è importante salvaguardare.

            Proseguendo il cammino si giunge alla cava di “cipolle basaltiche”: le cipolle basaltiche sono formazioni caratteristiche, simili a cipolle in quanto formate da strati concentrici di lava basaltica che si sono formate in ambiente basaltico e si chiamano anche “pillow lavas” o lava a cuscino.

            Difficile immaginare che in questo luogo vi fosse il mare e che vulcani sottomarini eruttassero in continuazione lava incandescente diventata subito solida al contatto con l’acqua  che la raffreddava e che le conferiva quest’aspetto caratteristico.

            Ricordiamo che i colli Berici sono di origine sedimentaria e che non è raro trovare fossili di animali marini (conchiglie, coralli, granchi …).

            Nel Miocene, ultimo periodo dell’età Terziaria o Cenozoica, si sollevarono i Berici e iniziarono il fenomeno di erosione.

            Si giunge alla “casa del diavolo. Pare proprio che fosse un personaggio un po’ strano e che sapesse eseguire in pochissimo tempo e alla perfezione lavori che per altri erano quasi impossibili; come si dice: era un…diavolo d’uomo.

            Attraverso i boschi di latifoglie si possono riconoscere alcuni alberi caratteristici come la quercia (rovere, roverella e farnia); la robina o acacia, importata in Europa e in Italia dopo la scoperta dell’America e diventata specie predominante in molti luoghi; l’orniello, un frassino minore, con foglie composte impari-pennate (appaiate sul rametto, tranne l’ultima) i cui fiori sono riuniti in pannocchie molto dense, bianche e profumate e sbocciano in Aprile.

            I frutti sono detti Samare e sono dei semi provvisti di alette allungate, indispensabili per la disseminazione anemofila, riuniti in grappolini.

            In Sicilia viene coltivato per l’estrazione del succo zuccherino che sgorga da incisioni praticate sul tronco e che costituisce la “manna”, usata in farmacia.

            Si trovano inoltre il ciliegio selvatico e il castagno con le foglie lanceolate, seghettate e appuntite, con i fiori riuniti in lunghi amenti e frutti racchiusi in un riccio.

            Il castagno è stato diffuso dall’uomo per i molteplici usi a cui si presta e si trova prevalentemente in terreni poco calcarei e soleggiati (è una specie eliofila e calcarofaba).

            Il carpino bianco con la corteccia grigia e liscia e con i frutti riuniti a grappolini formati da speciali brattee trilobe (con tre lobi, il mediano più lungo) di colore verde e consistenza cartacea alla base delle quali sono vosibili i semi.

            Il carpino nero con la corteccia più scura grigio brunastra che si fessura negli esemplari adulti e con infruttescenza a grappolino, di colore giallo-beige, formato da vescichette che racchiudono i semi.

            La betulla con la caratteristica corteccia bianca e sfogliante, il pioppo, l’acero campestre e quello di monte, il sorbo, il nocciolo, l’olmo con corteccia profondamente fessurata, foglie dalla caratteristica assimetria alla base, semi con alette di forma circolare e riuniti in grappolini.

            La prossima sosta è la “sorgente della Vipera”.

            L’alternanza di strati prevalentemente calcarei a strati impermeabili a composizione prevalentemente argillosa ha contribuito alla comparsa di fenomeni erosivi tipici del Carso Triestino, chiamati appunto carsici.

            L’acqua che penetra attraverso le fessure delle rocce calcaree, incontrando lo strato impermeabile fuoriesce formando una risorgiva naturale come nel caso della sorgente della vipera.

            Molti animali vengono qui a bere e le vipere sono tra questi; quindi… attenzione!!!!

            Proseguendo si vede la Rocca dei Visconti di Brendola. Continuando la marcia si attraversa un ostrieto (bosco di carpini). Si giunge quindi al Roccolo di Pranovi.

            Ad Altavilla tutti conoscono questo luogo da cui si gode una vista meravigliosa del paese, della pianura e dei monti (Pasubio, Novegno, Altopiano di Asiago).

            Il roccolo non ha più la funzione di una volta (serviva per catturare gli uccelli con le reti nascoste fra i rami degli alberi), ma è un importante testimonianza di storia recente.

            Quindi si torna verso valle, scendendo tra prati e boschi, ascoltando i rumori della natura, in particolare il canto degli uccelli.

            Sono, infatti molte le specie di uccelli che si possono vedere e sentire: l’allodola, l’averla piccola, il cuculo, la cinciallegra, l’usignolo, il cardellino, il tordo, il fringuello, il merlo, l’upupa, il verzellino, la ghiandaia, il pettirosso, la gazza, la capinera.

            Ma nel bosco, che è un ecosistema, vi sono anche altri animali, purtroppo molte specie si sono gradualmente estinte a causa delle attività antropiche che hanno interrotto le catene alimentari, come la volpe, la faina, la donnola, il tasso e il riccio.