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IL
TERRITORIO
ASPETTI GEOLOGICI
Il territorio di Altavilla Vicentina
ha origine antica e varia dal punto di vista
geologico. Esso si estende in un’area abbastanza
vasta del corridoio alluvionale Berico-Lessineo e
comprende una parte dei Monti Berici.
A nord il territorio presenta alcune
fratture di modesto rilievo appartenenti alla faglia
tettonica Schio-Vicenza (limite tra pianura e
dorsale montuosa, sede in passato di forti terremoti
causati dalla diversità delle strutture dei due tipi
di terreno).
I terreni che si presentano sopra gli
strati rocciosi profondi sono prevalentemente
formati da rocce sedimentarie formatesi in ambienti
marini. Sono presenti inoltre prodotti vulcanici
effusivi: basalti e tufi originatisi nel territorio
durante la formazione delle Alpi. Nei basalti di
Altavilla si trovano con frequenza geodi e bei
cristalli di Natrolite, minerale che ha reso famoso
nel mondo, per motivi geologici, il nostro Comune.
Le rocce più diffuse sono calcareniti di epoca
oligocenica, dette “calcareniti di Castelgomberto”.
Le rocce più antiche, presenti al
confine tra i territori di Altavilla e di Alte
Ceccato, sono invece argille o marne, dette “marne
di Brendola”, risalenti all’Eocene.
Nel terreno sono stati trovati resti
fossili: Molluschi bivalvi, Gasteropodi, Echinidi,
Coralli, Crostacei, Foraminiferi e Briazoi. Tutti
questi resti ci permettono di datare il territorio
di Altavilla a partire da 45 milioni di anni fa.
Nel lungo capitolo Oligocenico (da 34 a
23 milioni d’anni fa) della storia di Altavilla,
caratterizzato da un ambiente di sedimentazione
costante, ci sono stati anche episodi dovuti a
manifestazioni vulcaniche. Ne sono una testimonianza
i materiali eruttivi presenti sul colle di Altavilla
che indicano l’esistenza di un condotto vulcanico
sottomarino di forma subcircolare. I basalti sono
quelli tipici dell’area Berico-Lessinea. In quelli
di Altavilla, è frequente la presenza di “geodi”,
cioè cavità chiuse tappezzate da cristalli,
all’interno di rocce eruttive. Per quanto riguarda i
materiali che si accompagnano al basalto, si ricorda
una situata nella parte occidentale
dell’escavazione, lungo Via Tovo.
Agli inizi del Miocene (da 23 a 5
milioni di anni fa), una graduale emersione del
fondo marino, fu accompagnata dalla ripresa locale
dell’azione dei vulcani. Si chiudeva la fase di
formazione delle rocce sedimentarie su buona parte
dei Monti Berici; il mare ricopriva gli estremi
lembi di nord-ovest depositando i materiali
prevalentemente vulcano-arenacei di Valmarana e del
colle di Altavilla. In queste zone non sono note
rocce più recenti; evidentemente, sotto l’effetto di
spinte locali connesse alla formazione della catena
alpina, il fondo marino fu sollevato dalle acque,
interrompendo così quella storia geologica non
lunghissima ma certamente significativa.
Profonde modificazioni dovevano comunque
ancora interessare la fisionomia del territorio che
è stato via via modellato im maniera selettiva dagli
agenti esogeni (che agiscono dal di fuori: vento,
sole, ecc.). Ciò è avvenuto soprattutto a causa
dell’azione erosiva delle acque superficiali, per la
dissoluzione chimica e per gli interventi operati
dall’uomo, (nell’ambiente collinare, i segni più
appariscenti sono senza dubbio quelli legati
all’attività estrattiva).
Nella morfologia pedecollinare e di
pianura è invece impresso il risultato di processi
ben più complessi che, nell’arco di milioni di anni,
hanno portato alla separazione della collina di
Altavilla dal rilievo Berico-Lessineo e delle altre
incisioni vallive, infatti, anche all’opera di
detriti è dovuta l’attuale “forma” del nostro
territorio. I detriti erano di natura varia,
trasportati per lo più dai corsi d’acqua dei Lessini,
che in tempi assai prossimi a noi dovevano spingersi
fino alle porte di Vicenza.
Il maggiore interesse naturalistico di
Altavilla è senza dubbio dato dalla straordinaria
bellezza dei minerali che si rinvengono nei pressi
della ex cava prospiciente la ferrovia
Vicenza-Verona.
ASPETTI GEOGRAFICI
Il centro residenziale di
Altavilla è tra i Colli Berici e la statale 11, E’
attraversato dall’autostrada A4, dall strada statale
11, dalla linea ferroviaria Milano-Venezia e dalla
recente strada che collega Vicenza con Alte Ceccato.
Queste strutture hanno cambiato lo sviluppo di
Altavilla, Specie negli ultimi anni, in tal modo il
paese è cresciuto in senso longitudinale, suddiviso
da queste arterie.
IL PAESAGGIO
A causa della formazione geologica
varia, il territorio di Altavilla può essere
distinto in: pianeggiante, a sud della statale 11,
costituito da sedimenti sabbiosi e ghiaiosi;
collinare, sulla maggior parte del territorio,
formato da calcari dolomitici e arenacei, basalti e
lipariti. Nel territorio pianeggiante si distinguono
i terreni agricoli, prevalentemente argillosi. Nel
centro della pianura si alza la Rocca dove si è
svolta in gran parte la storia di Altavilla. La zona
collinare si eleva a 307 metri s.m. e degrada fino a
38 metri s.m..Il clima è padano–veneto, con estati
molto calde e afose ed inverni freddi. La collina è
soleggiata anche in inverno. La vasta area boschiva
della collina, unita in linea d’aria a quella dei
Comuni limitrofi, crea un microclima con
precipitazioni atmosferiche più consistenti rispetto
al resto del territorio vicentino.
IDROGRAFIA
Altavilla è attraversata da scarsi corsi
d’acqua; ricordiamo: ad est, al confine con Vicenza,
il fiume Retrone che fiancheggia il territorio fino
a Sant’Agostino, proveniente da Sovizzo; il torrente
Riello che attraversa il paese da ovest, dove ha
origine, dalla sorgente di Nibale (Annibale) ad est,
alla confluenza col Rettone in località Sant’Agostino
e il torrente Cordano che nasce in località La
Scaletta e confluisce col Rettone.
Molte sorgive si sono asciugate nel
corso degli ultimo decenni, per cui sono rimaste
poche fonti, tra queste: la fontana di Pilastro, la
fonte del Bisso e la “Sengiara” tra i colli del
Monte Guaino che offre una spettacolare cascata,
visibile da Via Mazzini, quando si ingrossa con le
piogge.
Da non dimenticare la fontana dei
Gasperi e le fontanelle della via omonima, ormai
prosciugatesi negli anno ’70, come le altre fontane
e i fossi in località Perara: solo i pochi anziani
del luogo ne ricordano la buona acqua e i gamberetti
d’acqua dolce che lì trovano.
Appartiene al territorio di Altavilla
anche la fonte della Scaletta, dove in passato,
avendo scoperto la composizione dell’acqua minerale,
“acidulo-marziale” era stato annessn uno
stabilimento per la distribuzione di tale acqua, che
secondo testimonianze dell’epoca possedeva proprietà
terapeutiche e aveva procurato numerose guarigioni.
IL LAGHETTO
Ai piedi della Rocca a NE, vicino alla
cava di basalto ormai dismessa, c’è un laghetto
formatosi negli anni ’70 a causa delle continue
estrazioni di basalto ed ora alimentato da una
piccola sorgente.
L’estrazione del basalto, un materiale
inerte, utile per il sottofondo del rilevato
ferroviario, avveniva manualmente nell’antichità,
poi dagli anni ’50 si incominciò a farlo
industrialmente.
Il lago ha una profondità di 2 – 3 metri
e il suo fondo, come quello della cava è argilloso;
purtroppo, nei primi anni è stato utilizzato come
deposito di rifiuti solidi urbani. Dopo vari
richiami dei cittadini all’Amministrazione Comunale
dell’epoca, questa discarica, illegale e inquinante,
è stata bloccata, ma l’acqua del lago, pur essendo
alimentata da una sorgente, non è ancora potabile
anche se all’apparenza sembra pulita. Sul fondo del
lago ci sono ciottoli e sabbia e lungo le sponde
vivono piante acquatiche.
L’ambiente umido consente la vita di
molti esseri viventi tra i quali rane e rospi,
lucertole, salamandre, oltre a numerose specie di
insetti e di uccelli che trovano in questa zona
naturale protezione e riparo.
A questo proposito l’ex custode, il
Signor Carretta, ha salvato un’oca bianca ferita che
si è ormai accasata qui insieme ai germani.
La vegetazione intorno è fitta di canne
palustri lungo le sponde, ma altre piante
nasceranno.
Il signor Carretta aveva ripopolato il
lago di pesci rossi, ma alcuni scriteriati hanno
introdotto un pesce siluro compromettendo così la
vita degli altri pesci.
Purtroppo l’uomo, come abbiamo già
notato, non sa valorizzare queste zone umide e
spesso le trasforma in discariche dove abbandona i
rifiuti ingombranti e inutili. Speriamo che in
futuro questo non avvenga più.
L’Aamministrazione di Altavilla ha
previsto la realizzazione di un parco, un bel parco
naturale per tutti gli Altavillesi: Nel nuovo parco
si avrà la possibilità di camminare a diretto
contatto con la natura, di veder ripopolata la
vegetazione e la fauna nel rispetto dell’ecosistema
lacustre.
LA FONTANA DEL PILASTRO
Imboccata Via Mazzini in
direzione del polisportivo, la si percorre fino ad
incontrare una stradina sterrata sulla sinistra che,
dopo essere passata sotto l’autostrada, porta in
località “Le fuse”.
Qui nel 1878 si stabilì la famiglia
Pilastro che si costruì l’abitazione, ora
restaurata, nei pressi del torrente Riello. Prima
che le singole abitazioni del paese fossero fornite
d’acqua, grazie all’acquedotto comunale, davanti
alla casa vi era una grande “buca”, In essa
scorreval’acqua proveniente da una sorgente naturale
che sgorgava da sotto il monte. Un tempo quest’acqua
serviva per abbeverare gli animali.
Negli anni 1925-30 circa, sulla sinistra
della fossa, si costruì una fontana chiamata appunto
“Pilastro”. Questa fu costruita con marmo bianco,
originario della zona. Qui si recavano le donne a
prelevare l’acqua per uso alimentare, e per lavare
la biancheria. Le bambine accompagnavano le mamme
per dar loro un aiuto.
Le “lavandaie” di mestiere, arrivavano
con carri trainati da buoi e traboccanti di panni;
vi giungevano anche da Tavernelle. A volte partivano
alle 5.00 del mattino per prendersi il posto, visto
che la fontana permetteva solo ad una decina di
donne di lavare contemporaneamente. Inoltre, si
usufruiva di quest’acqua per la casa; si scendeva
alla fontana anche due volte al giorno, con i secchi
di rame che venivano riempiti d’acqua e
faticosamente riportati alle abitazioni.
Negli ultimi anni, la fontana è stata
ristrutturata e si è usato del marmo più roseo. Oggi
la fontana fornisce l’acqua per irrigare i campi
circostanti e non è più potabile.
LA FONTE DEL BISSO
La fontana “del Bisso” si trova alla
fine di Via Firenze, dove termina la pianura e la
strada inizia ad inerpicarsi verso la collina, sulla
destra, a 100 metri circa dalla strada, costeggiando
i campi coltivati: è una risorgiva naturale.
Il colle circostante, ricco di
vegetazione boschiva, è formato in prevalenza da
rocce calcaree che sono molto permeabili per cui
l’acqua s’infiltra nelle fessure della roccia, le
allarga e percola in profondità fino a quando non
incontra uno strato roccioso impermeabile,
costituito prevalentemente da argilla; scorrendo su
questo strato, fuoriesce.
La fonte del Bisso è così chiamata per
la sua forma serpeggiante o forse perché nei pressi
vi erano delle serpi o bisce d’acqua.
Una volta, nel passato, durante la bella
stagione, era consuetudine per i ragazzi in allegra
compagnia, recarsi alla fonte.
COLLI BERICI: VEGETAZIONE E
FAUNA
I colli Berici sono situati in una
fascia a clima temperato di tipo subcontinentale
dove gli inverni sono miti, mentre in estate la
temperatura si mantiene più fresca rispetto alla
pianura alluvionale circostante; la piovosità annua
è scarsa eccettuato il periodo autunnale. La
posizione dei colli nella pianura veneta influenza
la diffusione di alcune specie vegetali: il
ciclamino si trova sui versanti settentrionali più
esposti alle temperature fresche della fascia
prealpina.
Nei nostri colli si possono individuare
vari tipi di ambienti botanico-faunistici.
L’ambiente boschivo
conta molti castagni e carpini, noccioli e querce
che occupano la sommità dei colli e il versante
nord-orientale. Nel sottobosco crescono vari tipi di
piante erbacee. Sono numerosi gli animali presenti:
tasso, capriolo, volpe, faina, donnola, ghiro e
varie specie di uccelli di bosco.
L’ambiente rado nel
versante meridionale presenta una vegetazione
arbustiva spesso dominata dalla roverella e dall’ornicello;
molto frequenti sono: il corniolo, il pruno spinoso
e la rosa canina. Varie bacche anche commestibili e
la presenza di erbacee frequentate da insetti
favoriscono la nidificazione di qualche serpente
diffuso come il “carbonasso” (biacco innocuo).
L’area lacustre limitata alle
sorgenti rimaste, che ospita la castagna d’acqua, la
ninfea, il nannufero e il ranuncolo acquatico. Si
trovano inoltre altre piante igrofile; altre ancora
sono ospitate nei canali di drenaggio. Presso le
zone umide, comuni sono: la salamandra, la rana
verde, il rospo comune, l’ululone dal ventre giallo
e la biscia d’acqua.
L’ambiente rupestre è
caratteristico del versante orientale dove crescono
arbusti, felci, edere, capelvenere e sassifraga. Il
ramarro, l’anda, la vipera detta “aspese”,
frequentano questi luoghi soleggiati, mentre nel
cielo volteggiano la poiana e il gheppio.
L’ambiente ipogeo caratteristico
delle cavità, è legato a particolari fattori di
umidità, temperatura e luminosità che permettono la
crescita di licheni, muschi e funghi. I pipistrelli
approfittano degli anfratti per rifugiarsi.
Nel bosco s’intersecano sentieri e
strade serrate, la più importante è quella che
compare nelle mappe comunali, più antiche col nome
di Via del Caval di legno: indica che proprio qui
fino all’inizio del secolo scorso correvano traini
di legno che trasportavano la sabbia della cava di
saldame aperta sul colle. La sabbia veniva estratta,
caricata sui traini e fatta scivolare giù dalla
collina, poi trasportata su barconi lungo il Retrone
raggiungeva la laguna. Il freno del “caval di legno”
alla fine della discesa è conservato ora nella
trattoria da Berno.
Per quanto
riguarda le grotte, i boschi di Valmarana contengono
una voragine carsica, tra le più profonde in
Europa, chiamata “Speluga della Vacca” con una
profondità di 93 metri. Scoperta ed esplorata per la
prima volta nel settembre del 1935 da Gastone
Trevisiol con altri speleologi vicentini,
riesplorata da A. Rigobello nel 1955 col CAI di
Vicenza, ora non esiste più.
La grotta di Valmarana nel cui interno
c’era un piccolo lago (a -52 metri), figura solo
sulle carte topografiche del catasto, a causa di uno
scempio ambientale; in passato nella grotta sono
stati scaricati almeno 10c anni di rifiuti dei
cittadini di Altavilla; poi è stata ricoperta di
fine terriccio. Ora si nota solo una collinetta
ricoperta di erbacce: nulla fa sospettare di essere
sopra un grandioso sistema carsico, il più grande
dei Berici. La cavità carsica, la “Spluja”, aveva
un’apertura di una trentina di metri situata a lato
della strada principale di Valmarana e sul fondo
scorre un ruscello le cui acque freatiche vanno ad
interagire con il sistema sotterraneo del bacino
imbrifero di Sant’Agostino. Un sicuro grave danno
all’ecosistema ipogeo si è avuto con la scomparsa di
alcuni coleotteri, forme di vita endemiche, evolute
in milioni di anni e specifiche della voragine
berica. Parlare di svuotamento della cavità ormai è
utopia.
A
proposito di coleotteri: proprio sui colli di
Valmarana dal 1986 è stato individuato il “Curculio
Vicetinus”, un minuscolo coleottero specifico della
zona, infeudato tra le fronde dell’acero di monte.
Da: F. Cussigh, Bollettino Soc..ent.ital., Genova
1989.
LA POPOLAZIONE
La
popolazione, in data 15 ottobre 2001, risultava di
9.553 abitanti così suddivisi: maschi 4.833 (50.49%)
femmine 4.720 (49.41%). Significativo è l’andamento
demografico negli ultimo 20 anni. Gli abitanti hanno
avuto un deciso e progressivo incremento dagli anni
’80 ad oggi a causa di fenomeni d’immigrazione,
grazie alla vicinanza con la città capoluogo, alla
vicinanza con la zona industriale, alle vie di
comunicazione, ai mezzi di trasporto e
all’incremento edilizio. La popolazione con età
inferiore ai 15 anni è di 1.586 abitanti; la
popolazione in età lavorativa è di 6.734 abitanti e
quella in età pensionabile è di 1.233 abitanti.
La popolazione è in forte espansione.
Sono molte le aree in cui condomini e villette
spuntano come funghi e per la fine del 2002 si pensa
che diventeranno cittadini di Altavilla altre 1.000
persone, facendo passare la popolazione, dalle
attuali 9.553 unità, agli oltre 10 mila abitanti.
IERI EMIGRAZIONE, OGGI
IMMIGRAZIONE
Oggi ad Altavilla, sono arrivate e
arrivano molte persone da altri Paesi, ma nel
passato Altavilla ha vissuto l’esperienza
dell’emigrazione; ricordiamo una prima “ondata” tra
la fine dell’800 e l’inizio del ‘900 ed una seconda,
verso la metà del ‘900. I Veneti costituirono
l’avanguardia, vale a dire i primi che diedero
inizio a quest’evento, prima ancora degli italiani
del Sud. Nella prima fase la maggior parte della
popolazione si orientava verso un’emigrazione
temporanea, con l’intenzione di tornare in patria
dopo aver guadagnato il necessario per dare un
livello superiore di vita alla propria famiglia; poi
cominciò l’emigrazione propria e le famiglie si
stabilirono altrove definitivamente. Molti
emigrarono in America del Sud, in Brasile, e in
Argentina, alla ricerca di condizioni economiche
migliori, considerate la disoccupazione e
l’arretratezza del nostro paese.
L’esodo coincise col declino delle
industrie domestiche, con la trasformazione
dell’agricoltura e con la crisi della vecchia
società rurale. Era il tempo in cui si cantava “…la
terra del Brasile la xe tuta tera e sasi e noialtri,
da macachi, l’andemo a lavorar!”.
Ritroviamo oggi molte testimonianze e
ricordi commoventi tra i parenti di quelli che sono
emigrati; alcuni sono ritornati, altri sono rimasti
e qualcuno ha fatto perdere le tracce. Talvolta i
bambini nascevano durante il lungo viaggio sui
bastimenti e assumevano il nome della città in cui
vedevano la luce (es. Marsiglia).
Nel secondo dopoguerra molti si
diressero verso i paesi europei industrializzati:
Francia, Svizzera, Germania, Belgio; altri si
avviarono nel triangolo industriale italiano
(Lombardia, Piemonte, Liguria); altri ancora
emigrarono verso il Canada e l’Australia.
Dalla fine degli anni ’70 Altavilla è
diventata invece terra di immigrazione, sono giunti
stabilendosi nel nostro paese, in cerca di lavoro,
dall’Asia: indiani, cingalesi, cinesi, dall’Africa:
nigeriani, marocchini e dall’Europa orientale:
serbi, albanesi, bulgari, ucraini, ecc…
ECONOMIA
L’economia di Altavilla è basata
soprattutto sul grande sviluppo industriale
dell’ultimo ventennio. L’agricoltura, attività
primaria del passato, ormai è il fanalino di coda,
contando solo l’1,7% degli addetti che sui dedicano
alle colture tradizionali: cereali e vigneti.
Gli artigiani che hanno sempre assunto
particolare rilievo per il contenuto di valori
storici, culturali e tradizionali, hanno mantenuto
le lora attività basate sulla lavorazione della
pietra, dl ferro, dell’argento e dell’oro, basando
la loro fortuna sulla creatività, sulla flessibilità
e sulla capacità imprenditoriale.
Secondo Stefano Tomasini, “Itinerari
industriali” da l’Industria Vicentina 1991”
Altavilla in una statistica realizzata dalla Regione
qualche anno fa era al settimo posto tra i comuni
più industrializzati del Veneto. L’incremento
demografico dell’ultimo ventennio non si spiega
altrimenti: ad Altavilla c’è lavoro, ci sono case,
infrastrutture, servizi sociali, uffici pubblici;
probabilmente la vicinanza del capoluogo e la
contiguità delle zone produttive dei Comuni hanno
favorito lo sviluppo economico del paese e ciò ha
permesso di incrementare il benessere e di
raggiungere un tenore di vita medio alto.
AGRICOLTURA
Il paese ha perso la sua impronta
originaria, mantenuta per secoli, prettamente
contadina. La percentuale degli addetti
all’agricoltura è vertiginosamente scesa a livelli
minimi. La superficie agraria a disposizione è
diminuita a dismisura e rimane limitata a poche zone
collinari dove continuano le colture tradizionali
come cereali e vigneti. Il polmone verde resta il
bosco delle colline circostanti, abbastanza esteso,
ma degradato e lasciato alla macchia. Si contano
oggi due allevamenti di struzzi, un allevamento di
cavalli e un centro di addestramento cani.
ARTIGIANATO
L’artigianato ha sempre rappresentato un
punto di forza per Altavilla; abili muratori,
tagliapietre, stuccatori, fabbri, carpentieri si
sono distinti anche al di fuori del nostro paese,
realizzando palazzi, chiese e ville. Alcune sculture
in pietra di Vicenza di R. Celsan abbelliscono
parchi e giardini di tutto il mondo.
La loro manualità si eleva a vera arte,
purtroppo molti artigiani lamentano un certo declino
perché sono poche le persone che vogliono continuare
questi mestieri, preferendo avviarsi verso la forma
industriale.
Dal 1996 al 2001 le attività artigianali
nel nostro comune sono aumentate del 30%, da 208
sono diventate 296. E’ maggiormente cresciuto il
numero delle aziende che lavorano il legno, quelle
metalmeccaniche, quelle dei servizi affini
all’edilizia e quelle dei trasporti. Le aziende il
cui numero invece è rimasto stazionario o
addirittura diminuito sono quelle
dell’abbigliamento, della ceramica e della
pelletteria.
INDUSTRIA
Le industrie che operano nel nostro
territorio sono di fama internazionale; le prime
industrie arrivarono ad Altavilla quando il paese
era inserito nell’elenco delle aree depresse (negli
anni ’60). Fra le molte ricordiamo: la Sadi che
produce complementi di architettura e conta un gran
numero di addetti, ad Altavilla dal 1964. Una delle
industrie più anziane di Altavilla è la Safas,
fonderia per acciai speciali sorta nel gennaio 1959.
C’è poi un’azienda che sfrutta la
fantasia: è la Antonio Zamparla, che costruisce
giostre e attrezzature per parchi di divertimento.
Ad Altavilla dagli anni ’60, è diventata una delle
industrie del settore più conosciute nel mondo. Ha
fornito le giostre a Disneyland.
Sulla statale 11 che va da Olmo a
Tavernelle si trova la Cromatura Tobaldini
(trattamenti superficiali dei metalli) dal ’68 ad
Altavilla.
La storia industriale, passata e
presente, di Altavilla vede protagonisti la Corà
Domenico & Figli, antica azienda che si identifica
con Tavernelle. Fondata nientemeno che nel 1919. la
Corà legno lavora nel campo dell’essicazione, della
segagione e del commercio di legnami nazionali e
esteri.
La I.M.P., dal 1967 nel paese, produce
flaconi per prodotti detergenti, alimentari,
farmaceutici. Cura anche la miscelazione.
Ad aver conquistato in questi anni una
posizione di primo piano nel proprio settore è anche
l’Inglesina Baby di Tomasi, che produce carrozzine
per bambini e accessori per la prima infanzia, nata
nel 1963.
Altre imprese significative di Altavilla
sono: la Fonderia Dalli Cani, attività “storica” per
il paese, la Vitas (costruzione apparecchi
meccanici), la Vegra (prodotti alimentari), la
Fercad (import-export), la Castelli Sait (acciai
inossidabili), la Marotto Giulio (oreficeria), la
Pelletteria Cristina, la Impianti elettrici Miele,
la Asa (strumenti per la medicina), la Scortrans e
la Sittam (trasporti e spedizioni internazionali),
la Re Silver (argento), Barakà (oreficeria) e la
CCEA (laser fibre ottiche).
TERZIARIO
Negli ultimi sette – otto anni
l’espansione del paese ha coinvolto soprattutto le
attività commerciali e i servizi. Il settore appare
indubbiamente in movimento. Già negli anni ’70 le
attività commerciali erano cresciute a ritmo
sostenuto: gli addetti del settore erano più che
triplicati, dai273 del ’71 agli 855 del ’81; anche
il numero delle attività terziarie era cresciuto, da
107 arrivò a 248.
E’ certo
che in questi ultimi anni l’incidenza del settore
sull’economia locale è ulteriormente aumentata, ciò
non toglie che un certo tipo di commercio, quello al
minuto tradizionale, soffra di problemi strutturali
non indifferenti, perché ancora tanti abitanti di
Altavilla preferiscono fare gli acquisti in città.
Da alcuni anni anche ad Altavilla ogni
mercoledì mattina si svolge il mercato settimanale
nel piazzale della chiesa, con svariate bancarelle;
tanto da diventare un’occasione di incontro.
Negli ultimi anni di pari passo con
l’incremento dell’economia si sono aperti molti
sportelli e filiali di Banche e Istituti di credito,
nonché Agenzie di Assicurazioni. |