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CENNI
STORICI
ETA’ PRE-PROTOSTORICA
Nel territorio di Altavilla Vicentina le
testimonianze di età preistorica sono piuttosto
scarse e non molto significative. Gli unici reperti
ritrovati, sono due asce levigate in pietra dura,
che presentano una lama molto affilata. La tipologia
permette di attribuirle al Neolitico (II-III a.C.).
Inoltre è stato ritrovato, in seguito a
lavori di sterro, un insediamento stabile a nuclei
di capanne intonacate, lungo terrazzamenti disposti
sul declivo nord del colle della Rocca. Essi
consistevano in reperti ceramici (tazze, piccoli
vasi, scodellini troncoconici, olle e da una base di
fornello), che hanno permesso di attribuirli a un
momento più evoluto del Bronzo recente (XIV-XII a.C.).
Il sito, in seguito a periodiche
ricognizioni di superficie, ha restituito un certo
numero di oggetti relativi sia alle normali attività
produttive sia a quelle domestiche. Furono
recuperati anche numerosi reperti bronzei, fra cui
una punta di pugnale, ed elementi in pietra come
punte di frecce.
Altavilla quindi, nel periodo pre-romano,
doveva appartenere al modulo paleoveneto di Vicenza
che, se manifestò una certa autonomia locale, non fu
neppure indenne dagli influssi culturali e
tecnologici del mondo retico, come oramai è stato
ampiamente assodato anche in sede scientifica.
ETA’ ROMANA
Per la sua posizione così centrale,
ideale per il controllo della pianura che collega
Vicenza con Verona, è possibile immaginare
l’esistenza di una fortezza residenziale o vigilante
fin dai tempi della preistoria. Non sono però stati
attuati scavi sistematici che potrebbero mettere
alla luce reperti interessanti riguardanti quest’epoca
antica.
Nel 148 a.C. venne inoltre costruita dai
Romani la Via Postumia, il cui tracciato coincide
con la porzione della strada statale 11 che
attraversa tutta la lunghezza del territorio.
Risalgono all’epoca romana, secondo lo studioso A.
Morsoletto, la Via soprannominata “il Melaro” (il
“milium” stradale) e “la Perara” (da petraia) per la
cava di pietre usate per il selciato stradale.
In occasione della costruzione della
strada, i colonizzatori romani operarono una
bonifica della zona pianeggiante attraverso una
regolamentazione dei canali idrici. Questo favorì
gli insediamenti della parte pianeggiante del
territorio.
Anche la zona di Valmarana subì gli
influssi della colonizzazione romana, tanto che il
nome latino, Maranus, indica l’antico proprietario,
un certo Mario o figlio di Mario, forse un
legionario romano compensato con questa terra, o
deriva da “maranus”, palude, per indicare la zona
paludosa.
La pianura bonificata e lavorata,
facilmente raggiungibile dalle orde barbariche
frequentemente presenti sul territorio a partire dal
IX secolo d.C., venne abbandonata dalla popolazione
a vantaggio del colle che garantiva maggiore
sicurezza. Quindi la residenza e la vita della
comunità vennero a costituirsi sul colle, mentre
durante il giorno la gente scendeva a lavorate le
fertili terre della pianura.
ETA’ MEDIOEVALE
Il primo documento storico in cui
compare il nome di Altavilla è il diploma dell’anno
Mille con il quale il vescovo di Vicenza, Gerolamo,
si vedeva riconoscere dall’imperatore Ottone III la
possibilità di costruire, sulla sommità del colle,
un sistema di fortificazioni contro eventuali
incursioni barbariche, tra cui i Longobardi.
Nell’incrocio tra Via Morosini e la
ferrovia, si trovava una località chiamata Stanghe;
si presume che il nome abbia origini longobarde:
pare, infatti, che in questa zona sorgesse un
cimitero dove ora si trova la rottamazione delle
auto.
Le popolazioni barbariche avevano
l’usanza di piantare sulla tomba un palo sormontato
dall’immagine di un animale (uccello, anitra),
rivolto verso il luogo della morte del defunto.
Un’altra ipotesi di interpretazione del nome Stanghe
trae origine dal fatto che a quell’epoca, per
risolvere una lite, i contendenti si sfidavano a
duello in una precisa zona periferica della città
delimitata da “stanghe”.
Il pericolo diventò mortale nel IX
secolo con le prime incursioni degli Ungari.
Guerrieri a cavallo percorsero le principali vie di
comunicazione costruite dai Romani, attuando razzie,
stragi e distruzioni nelle fattorie e nei villaggi
indifesi, saccheggiando chiese e monasteri.
All’interno della Rocca fu edificata la
fortezza vera e propria, in prossimità della quale
c’era il pozzo per il rifornimento dell’acqua.
L’obiettivo del lavoro di fortificazione
fu quello di dare residenza e sicurezza alla gente
che avrebbe potuto resistere in condizioni piuttosto
agevoli anche agli assedi più duri.
Il castello fu oggetto di attacchi ed
incursioni da parte di vari signori che ambivano ad
ottenere una posizione così vantaggiosa a ridosso di
Vicenza.
Nel 1194 il Vescovo riuscì a
riconquistare il castello e a farlo spianare, visti
i rischi che procurava. Il periodo che va dal XIII
secolo al XIV secolo vide la Rocca spopolarsi
progressivamente.
NEL 1250 è testimoniata la presenza
nella Rocca di un castellano particolare, Giovanni
da Apricena, un aristocratico pugliese, forse venuto
in Veneto come comandante dell’esercito
dell’imperatore Federico II. Alla morte di Giovanni
gli succedette il figlio Roberto.
Altavilla era organizzata in Comune.
Nei tempi antichi solo pochi potevano
professare un mestiere, la gran parte viveva del
lavoro dei campi, o, come nel caso di Valmarana, del
prodotto dei boschi. Le cronache raccontano che,
vista l’abbondanza della materia prima e la
richiesta che se ne faceva in città, “le genti di
codesta villa con barche conducono la loro legna
vendibile a Vicenza”.
Sicuramente a Valmarana intorno al 1250
esisteva un castello. La costruzione, situata sul
dosso roccioso della collina, comprendeva anche
qualche casupola. Probabilmente non era murato,
perché le difese consistevano in strapiombi
naturali. Altra costruzione sicuramente risalente
alla prima metà del ‘200 è la chiesa di S. Biagio.
Una chiesa del tutto particolare, perché edificata e
jus patronatus della famiglia Valmarana. In
pratica, il parroco do S. Biagio, denominato
rettore, non veniva scelto dal vescovo, ma eletto
dai Valmarana e poi confermato e investito dal
Vescovo.
Alla fine del XIII secolo i Vescovi
persero l’importanza per le investiture che furono
affidate ai feudatari del luogo, si crearono così
contese che videro Altavilla in lotta con i signori
Trissino e i Da Velo.
Successivamente le scorribande di
Ezzelino Da Romano interessarono anche Tavernelle,
quindi il territorio divenne dominio degli Scaligeri
nel 1311, poi dei Visconti nel 1387 ed infine della
Repubblica di Venezia nel 1404.
ETA’ MODERNA
Dal 1404 al 1797 fece parte della
Serenissima. Molti aristocratici altavillesi si
fecero costruire “palazzi di villeggiatura” dove
potevano trascorrere le loro vacanze. Questo è il
caso dei “Conti Chiericati”, che alla fine del ‘500
avevano vasti possedimenti ad Altavilla. Francesco
Chiericati, fratello di Camillo fu ucciso nel 1581
forse dalla moglie Franceschina Monza.
Bianca Chiericati, figlia di Francesco,
aveva lo “jus” nella chiesa parrocchiale antica di
Altavilla (S. Urbano), sul muro esterno della parete
fece apparire il suo stemma a bucranio entro corona
di grosse perle.
Il padre di Bianca, Francesco
Chiericati, fu comandante di 500 fanti e nel 1509
combattè con Massimiliano I Imperatore che si era
accampato con le sue truppe nella campagna fra
Tavernelle e Creazzo, vincendolo.
Nel XVII secolo il territorio di
Altavilla fu colpito dall’epidemia di peste che
decimò la popolazione.
La legge Napoleonica che espropriava le
terre appartenenti al Clero raggiunse anche
Altavilla. La località San Tomà indicante un
insediamento religioso fu soppressa dai decreti
Napoleonici e pertanto i monaci di questa comunità
furono ospitati nella proprietà di quella che era
allora l’Opera di Carità e Assistenza.
Dopo il trattato di Campoformio, nel
1797, Altavilla passò sotto il dominio asburgico
entrando a far parte del Regno Lombardo Veneto. In
questo periodo il territorio fu interessato dal
passaggio delle truppe austriache lungo la statale.
Si dice che lungo la statale per Verona,
nelle trattorie venissero sistemati dei tavolini
dove gli oppositori dell’Impero si sedevano a
mangiare cibi, dove comparivano immancabilmente il
bianco, il rosso e il verde. I funzionari di polizia
austriaci in borghese, che diffidavano dei
frequentatori di quel post. Non riuscivano mai a
sequestrarli. Appena entravano nelle trattorie, i
commensali che insistevano nel fare i patrioti anche
mangiando, con il cucchiaio scompaginavano l’armonia
e il significato dei colori.
Nell’aprile 1948 Altavilla fornì 211
voti favorevoli, all’annessione al Regno Sabaudo. Il
9 giugno l’Armata austriaca del gen. Radetzky passò
per Altavilla, al comando del Gen Von Culoz per
accerchiare le truppe italiane a Monte Berico e
svanì per il momento il sogno dell’indipendenza.
Il 31 luglio 1866, con l’annessione del
Veneto al Regno d’Italia, il sovrintendente
austriaco Ceschi Santa Croce e i suoi funzionari
salivano sul treno per Vienna. Si racconta che tutti
i rivoluzionari, finalmente venuti allo scoperto,
abbandonati sui tavoli i risotti tricolori, si siano
armati di zolle di terra e le abbiano lanciate con
grande impeto contro la carrozza che trasportava gli
austriaci.
ETA’ CONTEMPORANEA
Durante la prima Guerra mondiale, per
Altavilla, e soprattutto per Tavernelle,
continuarono a passare eserciti diretti al fronte e
le locande diventano luogo di ristoro. Sulla Rocca
vennero costruite delle trincee e avviati i lavori
di fortificazione, tanto da ridiventare una
roccaforte, anche se per fortuna non fu utilizzata
per combattimenti.
Nel periodo fra le due guerre Altavilla
non fu interessata da episodi particolari, durante
la II Guerra Mondiale furono ospiti delle fattorie
molti sfollati di Vicenza: alcuni abitanti di
Altavilla aderirono alla Resistenza nella “Brigata
Argina” e nella “Brigata Segato” collegate alla
“Divisione Vicenza”, scontrandosi con i tedeschi.
Dal 9 Settembre 1943, subito dopo
l’annuncio dell’Armistizio, al 28 Aprile 1945 le
Brigate Partigiane attuarono nella zona vari atti di
sabotaggio.
Altavilla subì ben 39 incursioni aeree
con bombardamenti che danneggiarono gran parte della
vicina linea ferroviaria dove passavano le
tristemente famose tradotte militari.
Nel secondo dopoguerra Altavilla ha
visto un grande sviluppo economico, che nel corso
degli anni le ha dato un aspetto urbanizzato come
possiamo vedere oggi. |